Alcune Riflessioni Attorno a Charlie Hebdo e alla Satira

C’è un piccolo esercizio mentale che va fatto, quando ci si trova davanti ad una vignetta satirica: accettarne la sfida.

Una buona satira è un oggetto acuminato, spinoso, tagliente, ideato non per ferire, ma nemmeno per accarezzare. Per stimolare, diciamo. In quanto tale, una satira acuminata richiede acumen appunto, ossia una acutezza mentale necessaria per accettarne la sfida – non per vincerla, perché l’etica e l’interpretazione non conoscono questa parola, essendo in costante evoluzione.

Ora, prendiamo Charlie Hebdo. Charlie Hebdo è l’oggetto acuminato su cui mi sforzo più spesso in questo esercizio di acumen. La satira del periodico francese è stata fin dall’inizio tra le più irriverenti e arroganti con cui mi sono confrontato e molto spesso la mia prima reazione alle vignette che Charlie pubblica è negativa: sdegno, ribrezzo, perplessità – se va bene. Eppure, se accetto la sfida e faccio il mio buon esercizio mentale, posso trovare il punto di vista giusto, la posizione dalla quale riesco a vedere dove il vignettista vuole andare a parare.

Quando le cose funzionano

È una cosa bellissima quando la vignetta funziona. Anche se è cattivissima, anche se in cento sembrano non capirla e noi sì, anche se ci sono scoppiati i capillari intorno all’iride per lo sforzo intellettuale del confrontarci con quella. Non appena avremo risolto l’enigma, sorpassato l’offesa, spuntato il ferro acuminato, ci sentiremo premiati. Inoltre, e soprattutto, interiorizzeremo il contenuto del messaggio.

Ho un buon esempio, proprio da Charlie Hebdo, di subito dopo l’attentato che colpì la loro redazione. Questa qui:

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La vignetta dice tutto è perdonato, ed allude – io mi dico, altri si son detti altro – al fatto che Charlie stava fallendo per la seconda volta e che dopo l’attentato tutti si erano affannati a perdonare, capire, esaltare la funzione della satira e della libertà di pensiero e di espressione. Tout est pardonné: una mossa geniale, perché di fronte alla tragedia che l’aveva colpita, la redazione di Charlie Hebdo aveva trovato la forza e l’arroganza di sbugiardare il perbenismo di quanti avevano improvvisamente cambiato casacca e perdonato le tonnellate di cattivo gusto che la testata satirica parigina aveva – secondo loro e secondo molti – vomitato negli anni.

Quando le cose non funzionano

Quando le cose non funzionano, non funzionano per vari motivi. Il più importante è il fatto che la vignetta ha passato quel limite invisibile tra il cattivo gusto e il gusto troppo cattivo per essere ignorato, durante l’accettazione della sfida interpretativa.

Prendiamo la vignetta che Charlie Hebdo ha pubblicato a proposito del terremoto italiano del 24 agosto passato.

vignetta-Charlie-Hebdo

Di fronte a questo disegno, io ho giocato il gioco della satira, sforzandomi di trovare la chiave di lettura giusta perché questa vignetta non scendesse al livello di certe barzellette sugli omosessuali in aereo che ho sentito raccontare al bar. Io di vignette satiriche è un po’ che ne disegno e sono allenato a non offendermi, eppure, se anche se non mi sento offeso, non sono riuscito a capire quel che di rilevante in una satira davvero acuminata a un certo punto si deve poter vedere.

Una luce in fondo al tunnel non c’era, e ho lottato molto contro la parte di me che continuava a parlarmi dicendomi “attento, un francese sta insultando gli italiani – e i morti – tramite sciocchi stereotipi”, e “Attento, questa la sai già, l’hanno raccontata al bar l’altra sera”. Non ho capito la vignetta, non mi sono sentito gratificato, e mi chiedo a cosa serva una satira che a prima vista insulta, se la maggior parte della gente si ferma, effettivamente, alla prima vista, e perciò si sente insultata.

Allora cosa si fa?

Allora ci si indigna. Allora si scrive una mail a Renzi dicendogli che faccia qualcosa perché siamo offesi. Allora si commenta sui social insultando Charlie Hebdo, dicendogli che i terroristi sarebbe meglio se avessero finito il lavoro che avevano cominciato. Ma anche no.

Allora si fa quello che è sacrosanto fare in una società democratica, e quello che è l’unica vera arma che abbiamo di fronte alla cattiva satira. Charlie Hebdo stava fallendo, prima dell’attentato. Era già fallito una volta e navigava in acque molto molto basse. Era, di fatto, vicino ad incagliarsi definitivamente.

La risposta migliore a una satira scadente era già stata data: l’indifferenza.

– Emanuele Del Rosso –

 

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