Charlie Hebdo e i filosofi blogger

Mi è capitato di imbattermi, ieri, “sfogliando” la homepage de ‘Il Fatto Quotidiano’, in un post di Diego Fusaro, professione “filosofo”, dal titolo Charlie Hebdo, perché sono utili idioti servi del potere. Un titolo che mi ha incuriosito perché amo farmi spiegare il perché delle cose dai blogger, che sono, si sa, tutti un po’ filosofi – figuriamoci se poi si tratta di un vero filosofo-blogger!

E allora mi sono sporto verso lo schermo e ho letto quel che Fusaro ha scritto.

Passati tre paragrafi preparatori, nei quali Fusaro fa appello alla retorica dello “o frati”  “lasciate che vi spieghi”, “lasciate che vi spieghi”, siamo già al cuore della questione: “I miserabili di Charlie Hebdo […] prendono sempre di mira i servi, i sudditi: mai i potenti, i signori,” dice Fusaro. Penso subito alle vignette sul Papa, sugli imam che “limonano” coi vignettisti, sul corano che c’est la merde e non ferma le pallottole, ed alle varie divinità e ideologie che quelli di Charlie hanno preso di mira di volta in volta… poi proseguo.

Fusaro mi spiega che la satira è nata per schernire i potenti, i padroni e non i sudditi, e che ha un effetto liberatorio proprio per questo: ridendo castigant mores, dice. Pensavo fosse castigat ridendo mores – ma il mio latino è un po’ ladino, quindi potrei anche sbagliare – e mi pare significhi “correggere i costumi ridendo”, dove per “costumi” si può intendere anche la cultura di massa e quindi, di riflesso, proprio il popolo e non il potere – tra l’altro, la cultura di massa è una considerabile una sovrastruttura quindi direi che comunque è potere e che da correggere, nella cultura di massa, ce ne sarebbe parecchio e questo aiuterebbe anche a risalire i ranghi e dare una regolata ai potenti. Ma vabbè.

Insomma quelli di Charlie se la prendono con il popolino e non con il potentato, questo è il succo. Quindi, la risposta alla domanda del titolo “Perché Charlie Hebdo è un branco di idioti servi del potere?” è: “Perché sono servi del potere.” Interessante. Illuminante.

L’articolo finisce qui, con un Fusaro con tutte le piume arruffate probabilmente per aver detto e ripetuto la parola “idioti” e che dice che lui n’est pas Charlie – una chiusa che mi ricorda quella di Trump al suo discorso elettorale, quando ha finito con let’s make America great again – e ti pareva, no?

Fusà, mi rivolgo a te: ma tu l’hai mai letta una copia di Charlie Hebdo? Io sì, ne comprai una a Parigi, lo scorso settembre, perché ero curioso di vedere cosa fosse esattamente questo magazine satirico che fa tanto scompiglio. Ti posto un po’ di foto qua:

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Come puoi notare, le vignette che ci fanno arrabbiare sono solo una minima parte del malloppo che è Charlie Hebdo. Ci sono reportage a fumetti sui temi più svariati – come “24 ore nella vita di un Rom” – ci sono recensioni di libri, ci sono editoriali. Ci sono, ovviamente, i disegni – brutti, secondo me – di Coco e altri cattivoni, che ogni tanto ne fanno una sull’Italia e scatenano l’intelletto dei filosofi bloggers.

Certamente c’è dello humor nero in quel che fanno, e certamente Charlie Hebdo non è la punta di diamante della satira mondiale; ma non si può certo dire che non ci sia dello humor nero anche nelle dichiarazioni dei nostri politici, i quali prima lavorano 24/7 per garantire che tutto vada male, che i disservizi ci azzoppino e uccidano, e poi piangono i morti con una retorica in linea con il post che Fusaro ha scritto con gli indici in subbuglio sulla tastiera. Non si può nemmeno dire che non ci sia dello humor nero nel livello di attenzione della popolazione a quel che accade nel mondo, dove la gente continua a morire un po’ dappertutto – in alcune zone con maggiore tenacia che in altre – e intanto qui si parla solo dei cazzi nostri.

Allora io direi, a Fusaro, di leggersi Charlie Hebdo, e a tutti noi, di offenderci meno e informarci di più, per avere buone risposte da dare alla – se succede – satira cattiva.

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